La Canonizzazione

Tratto da: Cathopedia – L’Enciclopedia Cattolica

La canonizzazione è la dichiarazione ufficiale della santità di una persona defunta da parte della Chiesa. Emettendo questa dichiarazione, la Chiesa afferma che quella persona si trova con certezza in Paradiso, può essere assunta come esempio di vita evangelica e può essere oggetto di culto e preghiere per ottenere per sua intercessione grazie da Dio. Il culto è limitato (p.es. alla diocesi di appartenenza) per la persona dichiarata beata, mentre è universale per il santo.

La Canonizzazione è una consuetudine in uso presso la Chiesa cattolica, incluse le Chiese di rito orientale e la Chiesa ortodossa. La Chiesa anglicana non usa la canonizzazione (fa eccezione Carlo I d’Inghilterra). Tutte le chiese cristiane, comunque, riconoscono l’esistenza di santi, anche quando non ne ammettono la venerazione.

Nella Chiesa cattolica, la canonizzazione avviene al termine di un’apposita procedura, che dura in genere molti anni, chiamata processo di canonizzazione (o processo canonico). Tra le altre cose è richiesto che vengano riconosciuti dei miracoli attribuiti all’intercessione della persona oggetto del processo. La decisione finale sull’opportunità di procedere alla canonizzazione è in ogni caso riservata al Papa.

 

Il procedimento di canonizzazione della Chiesa cattolica

Il riconoscimento di un nuovo santo è fonte di grande gioia in quanto considerato manifestazione speciale dell’operato di Dio: un nuovo santo è un dono che Dio fa alla comunità. Il processo che porta la Chiesa a dichiarare un uomo o donna santo richiede grande attenzione e responsabilità, perché la decisione che ne deriva influenza molte persone: il santo o la santa verrà infatti proposto alla venerazione di tutti i fedeli in tutto il mondo e indicato come esempio da seguire.

Il processo di canonizzazione ha una durata variabile di parecchi anni, ma può arrivare a secoli. Segue due procedure, a seconda che il defunto da canonizzare sia morto di morte naturale o sia stato ucciso come martire. Per il Martire la procedura è in qualche modo semplificata, perché tenderà ad accertare soprattutto se si sia trattato di vero martirio, ossia di morte inflitta in esplicito odio alla Fede e alla Chiesa, e dal martire liberamente e serenamente accettata e sopportata in testimonianza di fedeltà e di amore alla fede e alla Chiesa.

Invece, se la persona per la quale si chiede il processo di canonizzazione è morta di morte naturale:

1. Il processo di canonizzazione ha origine dalle persone che hanno vissuto con il potenziale santo o santa, che ne conoscono l’operato e lo stile di vita: la comunità della parrocchia, la congregazione religiosa, la comunità in cui ha lavorato, eccetera.

2. Questi, detti Attori, incaricano una persona che ritengono adeguata a presentare richiesta al vescovo di riferimento perché apra l’Inchiesta Diocesana su una possibile beatificazione. Chi presenta la domanda viene detto Postulatore della Causa. Se la Santa Sede lo ritiene affidabile, diviene la persona di riferimento per la Congregazione per le cause dei santi, cioè l’organismo della Santa sede che si occupa dei processi di beatificazione. L’inchiesta non può iniziare se non sono trascorsi almeno cinque anni dalla morte della persona, a meno che il Papa in persona non voglia autorizzare una eccezione. Questo criterio di cautela tende a evitare di farsi trasportare da entusiasmi temporanei e intende aiutare a valutare con criterio i fatti.

3. La Congregazione per le Cause dei Santi valuta la richiesta del vescovo e risponde con un Nulla Osta (niente si oppone), autorizzandolo a procedere. Da questo punto in poi il potenziale santo o santa viene detto “Servo (o serva) di Dio”.

4. Si procede intervistando quante più persone possibili, valutando documenti e testimonianze per capire se, tra quanti lo hanno conosciuto, ci sia una cosiddetta fama di santità. Se, durante la vita della persona sono avvenuti episodi inspiegabili che possano essere ritenuti “miracoli”, questi verranno verificati e segnalati, sebbene non siano considerati fondamentali. Ne deriva una raccolta di documenti che viene inviata a Roma.

5. la Congregazione per le Cause dei Santi controlla che la raccolta del materiale sia avvenuta in modo corretto, quindi nomina un Relatore della Causa che guiderà l’organizzazione del materiale nella Positio super virtutibus del Servo di Dio. La Positio è quindi un dossier dove si esprime con criterio la “dimostrazione ragionata” (Informatio) delle presunte virtù eroiche, usando le Testimonianze e Documenti raccolti nell’Inchiesta Diocesana (Summarium); Nel 1587 venne istituita una figura, contrapposta al relatore, di Pubblico Ministero (chiamato popolarmente l’Avvocato del Diavolo) che in questa fase cerca soprattutto con grandissimo scrupolo le prove contro la santità del candidato: errori nella dottrina della Fede, disobbedienze alla Chiesa, comportamenti palesemente o occultamente peccaminosi o viziosi; questa figura è stata poi soppressa nel 1983 da parte di papa Giovanni Paolo II per snellire il processo di canonizzazione. Questo non vuol dire che tutti i santi siano stati perfetti dalla nascita: al contrario, ci sono santi che in una prima fase della loro vita possono essere stati grandi peccatori o addirittura infedeli o nemici della Fede (esempio: Saulo/San Paolo); ma allora si andrà a vedere se a questa prima fase (eventualmente anche lunga) ha fatto seguito una completa, radicale, definitiva conversione.

6. Si organizza una commissione di 9 teologi, detta Congresso dei Teologi, per l’esame della Positio del postulatore e delle Animadversiones dell’avvocato del diavolo. Se questi danno parere favorevole si ha una riunione di Cardinali e Vescovi della Congregazione dei Santi, terminata la quale il Papa autorizza la lettura del Decreto ufficiale sull’eroicità delle virtù del Servo di Dio. Questi d’ora in poi viene chiamato “venerabile”. Questo chiude la prima fase del processo di canonizzazione.

7. La fase successiva è la Dichiarazione di beatificazione, per arrivare alla quale deve essere riconosciuto un miracolo attribuito all’intercessione del venerabile. Qualcuno deve aver pregato la persona e questa deve aver “risposto” venendo in soccorso con un evento inspiegabile e “prodigioso”: questo viene ritenuto dalla Chiesa segno inequivocabile che la persona è in Paradiso e di là può e vuole soccorrere i vivi. La cautela in questa fase è ancora maggiore. Perché un miracolo venga preso in considerazione dalla Congregazione dei Santi occorre una Inchiesta Diocesana, approfondita con lo stesso iter indicato sopra, che andrà consegnata alla Congregazione dei Santi.

8. Tra gli episodi a cui la Chiesa cattolica più frequentemente attribuisce carattere miracoloso vi sono: l’incorruttibilità del corpo dopo la morte, come per santa Caterina da Siena, il cui corpo è ancora integro dopo quasi 650 anni dalla morte; la “liquefazione del sangue” durante occasioni particolari, come san Gennaro; l’“Odore di Santità”: il corpo emanerebbe profumo di fiori, anziché il consueto odore di morte, come nel caso di santa Teresa d’Avila. Tuttavia il miracolo che si verificherebbe più spesso è quasi sempre una guarigione da malattia grave. Questa deve essere istantanea, senza alcuna spiegazione medica plausibile, definitiva e totale.

La Positio sul miracolo viene quindi esaminata da 5 medici: se questi dichiarano di non sapere dare spiegazione razionale e scientifica dell’avvenimento, si configura la possibilità di ritenerla miracolo. L’avvenuto viene valutato da 7 teologi, quindi da vescovi e cardinali. Il riconoscimento ufficiale è sancito dalla promulgazione del “Decreto sul miracolo” (Decretum super miraculo) da parte della Congregazione dei santi.

9. Terminate queste riunioni il Papa proclama il venerabile beato o beata in una Messa solenne, quindi stabilisce una data della memoria nel calendario liturgico locale o della famiglia religiosa cui la persona apparteneva.

10. Se viene riconosciuto un altro miracolo, a seguito di una valutazione che ha lo stesso iter e la stessa severità del primo, il beato viene dichiarato santo e il suo culto viene autorizzato ovunque vi sia una comunità di credenti.

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