L’unità di terapia del dolore dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso intitolata al Servo di Dio Fra Immacolato.

Vita Diocesana n. 11 2009

::

Cerimonia molto semplice, ma ricca di significati spirituali e religiosi quella vissuta il 27 maggio [2009] presso l’Ospedale Cardarelli di Campobasso per l’intitolazione dell’Unità di terapia del dolore al campobassano Fra Immacolato, al secolo Aldo Brienza.

È nota a tutti la sua vita di profonda sofferenza vissuta cristianamente nel letto per ben 51 anni a causa di una grave malattia conosciuta con il nome di osteomielite deformante. Dopo il processo diocesano, conclusosi l’11 maggio 2007, tutta la documentazione e le testimonianze della sua vita e delle sue virtù si trovano presso la Congregazione dei Santi al Vaticano. Speriamo, quanto prima, che il Servo di Dio sia proclamato “Beato” dal Papa.

Torniamo alla cronaca. Alla cerimonia hanno partecipato diversi medici e paramedici, le sorelle e il fratello di Fra Immacolato (Clara, Lucia e Giovanni), alcuni volontari dell’ARVAS guidati dal loro presidente Pina Cutrone, che hanno avuto una parte molto attiva nell’organizzazione, nonché alcuni malati dell’UNITALSI con dame e barellieri e la presidente di sezione Franca Terzano.

Il primario della Rianimazione dott. Giovanni Di Iorio ha precisato, in apertura, che in occasione della Giornata Mondiale al Sollievo dalla Sofferenza l’inaugurazione di una targa dedicata a Fra Immacolato è un fatto esemplare perché «Egli è stato icona vivente del dolore vissuto nella gioia del Signore». Don Alessandro Porfirio, per 25 anni assiduo amico e confidente spirituale di Fra Immacolato, ha parlato con profonda convinzione e viva partecipazione della sofferenza del Carmelitano offerta al Signore per la santificazione dei sacerdoti e per i peccatori. Ha ricordato che Fra Immacolato è stato per due volte ricoverato nell’Ospedale Cardarelli e può essere considerato icona del Cristo crocifisso. Ha anche comunicato il contenuto di una lettera che gli è pervenuta da qualche giorno. In essa una donna racconta di essersi salvata da un grave incidente. I medici hanno detto che è stato un miracolo e lei ha confessato che nei giorni precedenti aveva pregato Fra Immacolato. Ha concluso, affermando che Fra Immacolato è un grande santo e presto la sua fama varcherà i confini nazionali. 

Il prof. Biscotti, autore dell’ottima biografia “Fra Immacolato Brienza-Carmelitano scalzo” (ediz. OCD, Roma, 2007) dice che Egli è S. Teresa d’Avila e S. Giovanni della Croce. Ricorda che fu la “Mamma celeste”, cioè la Madonna, a volerlo religioso dell’ordine carmelitano con il nome di Fra Immacolato.

Il Direttore generale Asrem Sergio Florio ha ringraziato tutti ed in particolare il dott. Mariano Flocco, che è «un grande interprete di questa giornata ed è abituato ad arricchire il proprio cuore e quello degli altri con la sua dedizione ed il suo amore per il prossimo». Flocco sostiene infatti l’urgenza di razionalizzare gli ospedali, aumentare il numero degli anestesisti e “riconvertire noi stessi” per migliorare il servizio.

Successivamente è stata scoperta la targa tra gli applausi dei presenti e tutti hanno letto le famose e belle parole di Fra Immacolato «Lavorare è bene, pregare è meglio, ma soffrire in unione a Gesù è tutto». Infine un breve saluto di Lucia Brienza e poi tutti a pregare in cappella e ad assistere alla S. Messa in suffragio del Carmelitano. Al termine, la processione verso il reparto di terapia del dolore per la benedizione della targa e dei locali da parte di p. Giovanni Del Zingaro.

Prima della conclusione il dott. Flocco ringrazia tutti gli intervenuti e legge una toccante lettera a lui inviata per l’occasione dal nipote di Fra Immacolato, dott. Ernesto De Felice. In essa egli si scusa per l’assenza, ringrazia tutti i responsabili dell’Ospedale per l’intitolazione e così conclude: «Tu, come responsabile dell’unità di terapia antalgica, insieme a quanti lavorano con te, hai un compito che sembrerebbe in contrasto con la vita di Fra Immacolato, in quanto lui accettava con serenità ed abbandono la sofferenza che la sua lunghissima condizione di malato gli provocava, tu, invece, ti impegni e lotti quotidianamente per sconfiggere o alleviare le sofferenze dei pazienti. Ma entrambi con l’intento di rendere un Servizio al prossimo: lui con l’esempio, tu e gli altri con l’impegno, il lavoro, lo studio. Fra Immacolato sarà sempre vicino a chi soffre e a chi lotta per alleviare la sofferenza. Ti abbraccio con affetto e gratitudine. Ernesto»

A conclusione una proposta: intitolare una strada di Campobasso a Fra Immacolato in modo da far conoscere, a credenti e non credenti, la sua vita, le sue virtù, il suo carisma, il suo apostolato e, ancor più il suo amore per Gesù, per la Trinità e per la “Mamma celeste”.

::

Annunci