Da Oklahoma City una straordinaria conferma della statura spirituale di fra Immacolato Brienza

Di Giuseppe Biscotti – Vita Diocesana n. 16 2008

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I fatti: un certo padre Henry Bordeaux, carmelitano scalzo di Oklahoma City, afflitto da anni da una grave malattia, riceve a fine maggio 2008 una immaginetta che riporta una breve biografia di fra Immacolato. La figura del Confratello italiano gli ispira fiducia; in qualche modo lo incuriosisce e lo affascina. Decide di iniziare una novena in onore del Servo di Dio di Campobasso per ottenere la guarigione e chiede alla signora Janie Garza, una sua penitente afflitta da gravi malattie che la costringono spesso a letto per lunghi periodi, di fare la stessa cosa nella speranza di ottenere entrambi la guarigione per intercessione di fra Immacolato. All’altro capo del telefono la signora Janie osserva: «ho pregato e supplicato tanti santi per ottenere la guarigione, non mi sottrarrò alla richiesta di una nuova novena, anche se non so neanche chi sia questo fra Immacolato».

Trascorrono solo 4 ore dall’inizio della novena e la signora Janie che soffre tra l’altro di cirrosi epatica incomincia a sentire spegnersi il fastidioso prurito che aveva per tutto il corpo. Solo alle caviglie e ai piedi esso continua forte e persistente. La notte dell’ultimo giorno di novena – la signora Janie non sa dire se in sogno o in altro modo – vede San Pio da Pietrelcina che le dice: «Vai sulla tomba di fra Immacolato». Poi, vede una piccola chiesa affacciata su un profondo dirupo che mena diritto giù nella valle e di fronte ad essa una collinetta e un prato verde. E ancora P. Pio che le sussurra qualcosa che ella comprende essere un messaggio per il sacerdote di quella remota e sconosciuta chiesetta. In quella stessa notte, mentre l’alba sta per vincere le tenebre, ecco di nuovo P. Pio che le ripete: «Vai sulla tomba di fra Immacolato». Subito dopo, proprio nel prato verde visto qualche ora prima, vede un ponte d’oro. All’altro capo vi è fra Immacolato. Non dice nulla. Solo un gesto della mano la invita ad attraversare il ponte.

Il giorno stesso la signora Janie telefona al suo direttore spirituale per consigliarsi. Infatti continua a sentire nel suo spirito l’eco della voce della notte appena trascorsa. Padre Henry, che ben conosce la statura spirituale di quella donna semplice e senza nessuna istruzione che, oltre al peso della numerosa famiglia, sopporta con pazienza cristiana le inaudite sofferenze che la accompagnano da anni, ascolta attonito. Sa che Janie attualmente è impossibilita a muoversi per il riacutizzarsi dei suoi mali. Ma Janie non può stare immobile. Si fa trasportare in ospedale per chiedere al suo medico curante il “permesso” di recarsi in Italia. La risposta della medicina degli uomini è un misto di ironia e di stupore.

Passa solo qualche giorno e Janie è in grado di alzarsi dal letto. Contatta alcuni amici che possono aiutarla finanziariamente ad affrontare il viaggio e ad accompagnarla. Gli ostacoli si sciolgono come neve al sole. Ed eccola con una piccola comitiva di persone a Campobasso. È il 5 giugno del corrente anno [2008]. Il giorno successivo, dopo aver avuto la conferma di ciò che le venne mostrato in sogno e dopo aver recapitato al sacerdote della chiesetta sul dirupo il messaggio che P. Pio le aveva affidato, è di nuovo in volo per l’America.

Quanto ho raccontato l’ho sentito dalla sua viva voce, in casa di fra Immacolato, alla presenza di altri testimoni, in una lingua che si interpretava senza difficoltà perché non erudita, né colta. Ma semplice, come il personaggio che, in ginocchio ai piedi del letto di fra Immacolato, dava la sensazione che davvero la Grazia è come il vento che spira dove e come vuole. Il mio giudizio sui fatti narrati evidentemente conta poco. Posso però asserire con certezza, anche alla luce dell’esperienza derivante dal ruolo che ho svolto all’interno del Tribunale diocesano per la beatificazione di fra Immacolato e di presidente della Commissione storica che ha reso possibile l’istituzione dello stesso Tribunale, che i fatti e le circostanze del racconto della signora Janie Garza possono trovare giustificazione solo se in possesso di una profonda conoscenza della vita e della esperienza mistica di fra Immacolato. Cosa che escludo a priori per la signora Garza. Ella, come del resto i confratelli di fra Immacolato che vivono nello Stato di Oklahoma, del Servo di Dio di Campobasso conoscono il nome e i brevissimi tratti biografici che a suo tempo scrissi sull’immaginetta recapitata casualmente a P. Henry Bourdeaux nella tarda primavera dell’anno in corso.

Ma aggiungo di più: i rapporti che legano San Pio da Pietrelcina al nostro fra Immacolato sono venuti alla luce nella loro intensità e anche complessità solo di recente. Solo chi li avesse frequentati entrambi poteva conoscere la profonda stima che P. Pio nutriva per fra Immacolato e ancor di più il debito di riconoscenza che lo Stigmatizzato del Gargano aveva nei confronti del Carmelitano di Campobasso. La riconoscenza di P. Pio per fra Immacolato deriva dal fatto che quasi tutti i suoi confratelli, a cominciare dai più giovani che a Campobasso studiavano la teologia, erano assidui frequentatori della casa di fra Immacolato. E noi sappiamo e possiamo testimoniare che bastava una sola visita a quel Malato sorridente ed accogliente per restare perennemente nei suoi pensieri, nelle sue preghiere, nelle sue rinunce e penitenze, nell’incessante impetrazione di grazie e di aiuto. La sua generosità lo portava ad offrirsi vittima al posto di tutti quelli che, consapevolmente o meno, varcavano la soglia della sua casa. Tra coloro che sin dal 1938 hanno varcato quella soglia vi sono i Cappuccini della provincia religiosa cui apparteneva P. Pio. E P. Pio, a differenza degli uomini, sa che la riconoscenza è l’ancella prima della carità.

Il senso delle parole che l’americana Janie Garza udì in sogno dalla voce di San Pio ci appare ora meno recondito. «Vai sulla tomba di fra Immacolato». Vai, cioè a rendere omaggio al novello Servo di Dio di Campobasso che al «buon Dio non ha mai detto di no». San Pio ancora una volta – come già fece molti anni addietro – ha voluto certificare la santità di vita del nostro Carmelitano scalzo; ha voluto ricordare che la generosità dei santi è una fonte inesauribile di grazie per tutti.

La curiosità umana vorrebbe che si dicesse qualcosa sulle attuali condizioni fisiche della signora Janie. Forse qualcuno resterà deluso nell’apprendere che ella soffre ancora tanto e senza interruzioni; la delusione arretrerà alquanto – suppongo – se aggiungo che ella è serena, addirittura è contenta. Ed è convinta che presto il Signore le concederà di ritornare a Campobasso a pregare ancora una volta sulla tomba di fra Immacolato.

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