Di G. Esposito. La Civiltà Cattolica n. 3774 del 15 settembre 2007

::

Recensione del libro di Giuseppe Biscotti: Fra Immacolato Brienza carmelitano scalzo, Roma Morena, ODC, 2007

L’A., docente di Storia e Filosofia nei licei e licenziato in Teologia presso l’Università Lateranense di Roma, ha avuto modo di conoscere e frequentare tra Immacolato, al secolo Aldo Brienza (1922-89). Nato a Campobasso, dai quindici anni e fino alla morte rimane allettato per una grave malattia, fonte di notevoli e continue sofferenze.

Precocemente attratto dalla vita intima con Dio, si sente chiamato a vestire l’abito del Carmelo: realizza il suo desiderio, anche se deve restare in famiglia a causa della malattia. Facendo sua una sensibilità spirituale piuttosto diffusa in quegli anni, avverte come missione particolare affidatagli da Dio quella di aiutare i sacerdoti a santificarsi e i peccatori a convenirsi. A tal fine si offre come vittima al Signore.

Alle sofferenze derivanti dalla malattia, ne aggiunge di volontarie: fra l’altro usa il cilicio e la «disciplina» per la pratica della penitenza. Fa tutto con estrema umiltà senza alcuna ostentazione del suo particolare divenire spirituale e mistico.

Il suo è un itinerario di progressiva docilità all’azione dello Spirito, di quella «passività» che caratterizza in modo particolare l’esperienza dei mistici. L’A. mostra gli elementi chiave nella vita spirituale di fra Immacolato: gli attacchi del demonio, la notte dello spirito, la relazione con la Madonna, l’amore per l’Eucaristia, la dimensione trinitaria della sua esperienza mistica. Fra Immacolato appartiene a quel ristretto numero di persone che si offrono totalmente a Dio nell’ottica della riparazione delle offese che gli vengono rivolte. Esse hanno una particolare coscienza del peccato come offesa a Dio, nonché della necessità di ripararlo. I temi che caratterizzano simili spiritualità, soprattutto quelli della Redenzione e del peccato oggi risultano molto meno presenti nella sensibilità dei credenti, orientata più in senso antropologico che teologico.

Di conseguenza, proporre all’attenzione dei lettori una figura come quella di fra Immacolato in questi tempi potrebbe apparire un azzardo: troppo diversa è la sensibilità odierna per farsi attrarre e interpellare da figure come questa. Reazione comprensibile. Eppure, come indicano i casi simili, ad esempio quello di san Pio da Pietralcina, anche gli uomini postmoderni non restano indifferenti di fronte a vite così intime con Dio. È come se costituissero una memoria forte di Dio, una provocazione alla possibilità della relazione personale con lui. È forse questa la motivazione di fondo che spinge i carmelitani a riservare tanta attenzione alle esperienze dei santi, anche se prevalentemente quelli che si riconoscono nella loro spiritualità. Con una scrittura che riesce a non distogliere mai l’attenzione dal protagonista, l’A. ci pone di fronte alla straordinaria azione di Dio su un uomo semplice e nascosto agli occhi del mondo.

Testo ben documentato, che offre una conoscenza diretta del protagonista anche grazie ai molti stralci delle lettere tratti dalla corrispondenza con i direttori spirituali e le consorelle monache. Utile l’indice dei nomi così come quello dell’epistolario di fra Immacolato. Il testo si rivolge innanzitutto a quanti prediligono la spiritualità carmelitana e a coloro che frequentano l’agiografia o siano più specificamente interessati all’esperienza mistica che, al di là dei condizionamenti culturali di superficie, mostra sempre un nucleo comune: l’esperienza intima di relazione con Dio.

::

Annunci