Pubblicato su “Aggancio” – Mensile di sussidi spirituali del Movimento Pro Sanctitate. Anno XXVIII – n. 4 – Aprile 2006

Santità e sofferenza

Nacque a Campobasso il 15 agosto del 1922 dai coniugi Emilio e Lorenzina Trevisani, terzo di sette figli. A 15 anni fu colpito da un improvviso ed acutissimo dolore ai piedi «come di un chiodo che li trafigge da parte a parte». L’infezione si estese presto ad entrambi gli arti, al bacino e alla colonna vertebrale. Senza poter muovere null’altro che la testa, un braccio ed un po’ soltanto il busto, accudito amorevolmente dalla famiglia, non abbandonò più il letto. Altre malattie infierirono su di lui, eppure, per cinquanta anni, non un lamento, non un attimo di sconforto, non un momento di commiserazione, nulla. Solo l’espressione testimoniava la sua sofferenza nei momenti più terribili.

Ma se sopraggiungeva l’amico o il visitatore sconosciuto egli ricomponeva il volto e il sorriso tornava ad illuminarne il viso. La sofferenza vissuta in unione a Gesù è il tratto distintivo della sua vita e della sua vocazione alla santità. Così scriveva al monastero delle Carmelitane Scalze di Firenze: «È dal 27 giugno 1938 che sono affetto da osteomielite deformante; posso dire che Gesù mi ha amato con predilezione fin dalla più tenera età. A tredici anni pensavo alla Certosa e, durante il primo anno di malattia, chiesi la guarigione, se conforme ai divini voleri, solo per scomparire nella bianca silente Certosa. Mi ammalai quando ancora non avevo quindici anni. Fin dal primo istante volli la volontà di Dio, non sapevo ciò che Gesù aveva in serbo per me, ignoravo completamente i divini disegni, però mai Gesù mi ha fatto ricalcitrare sotto l’amorosa mano che mi crocifiggeva».

Anima profondamente sacerdotale, nutrì ardente passione per l’Eucaristia e amore sconfinato per i sacerdoti. Per la loro santificazione si offrì vittima e volle che l’impegno assunto fosse ratificato nella forma solenne del voto religioso. La Vergine Maria era sempre presente nei suoi pensieri. L’amore per la Madonna si palesava in ogni sua parola; il solo nome di Maria era sufficiente a far brillare i suoi occhi e ad accendere il suo sorriso, contagioso come la Grazia. La Madre del Signore, che egli chiamava affettuosamente la “Mamma del cielo” gli fece capire che lo voleva religioso nell’Ordine dei Carmelitani di S. Teresa, e lo fu in modo del tutto singolare. Con il nome di religione di fra’ Immacolato, con speciale privilegio della Santa Sede, in data 2 marzo 1948, emise i voti solenni, pur continuando a vivere in famiglia.

Fu religioso umile, pio, zelante, generoso e semplice, come fanciullo. Si lasciò guidare dalla Provvidenza sulle orme dei mistici del Carmelo, fin nell’intimità di Dio. E il Signore, come si è appreso dalle lettere ai suoi direttori spirituali, fu prodigo con lui di doni straordinari. Dal suo letto, altare sul quale celebrava il sacrificio della vita, proclamava il primato della preghiera ed esercitava feconda opera di apostolato, ascoltando e consigliando chiunque – e continuamente – andasse a trovarlo, bisognoso di conforto e di sostegno dando a tutti certezza e speranza. Morì il 13 aprile 1989 in Campobasso. Il significato della vita di fra’ Immacolato è condensato in un motto che spesso ripeteva: «Lavorare è bene, pregare è ancora meglio, ma soffrire in unione a Gesù è tutto». Fra Immacolato è stato icona vivente della sofferenza vissuta nella gioia del Risorto.

L’11 aprile 2005 il vescovo di Campobasso ha pubblicato il decreto per l’introduzione della Causa di Canonizzazione.

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